I CONSIGLIATI DI PEGASO

di Luca Morselli / hankvoice@hotmail.com


È finito il nostro carnevale
Fabio Stassi
Minimum fax
euro 12,50

Secondo romanzo in ordine d’apparizione per Fabio Stassi, autore di origini siciliane, che vive a Viterbo, lavora in una biblioteca romana e scrive sui treni. Un’opera leggera e veloce, da leggere tutto d’un fiato, che ha come protagonista Rigoberto Aguyal Montiel, un eroe solitario del secolo appena trascorso, natio del Brasile, innamorato del calcio e di tutto ciò che nel tempo è stato rivoluzione, riscossa sociale, lotta dei poveri e dei miserabili. Il libro intreccia eventi storici, la II guerra mondiale, l’assedio di Budapest del ’56 da parte dell’Armata Rossa, le dittature sudamericane di Batista e Peròn, la Coppa Rimet, il campionato mondiale di nazionali di calcio, che durò dal 1930, anno delle sua prima edizione in Uruguay, fino a Messico ’70, prima di trasformarsi, come ancora oggi, nella Coppa Fifa, a personaggi immaginari e frutto dell’autore, secondo lo stile, fra gli altri, di Osvaldo Soriano, autore di Triste solitario y final, scrittore e giornalista sportivo argentino, cui Fabio Stassi si ispira e intende così omaggiare. Rigoberto è un eroe picaresco, la cui storia inizia nella Parigi degli anni ’20, in uno dei momenti di maggior vita politica e fermento culturale di sempre. Lì Rigoberto vive in una soffitta, scrive racconti, e frequenta locali jazz in compagnia di Django Reinhardt e bar con Ernest Hemingway, fino a quando conosce Consuelo e se ne innamora. Un amore che Rigoberto inseguirà tutta la vita, seguendo, infiltrandosi di volta in volta con varie identità, i campionati della Coppa Rimet, trofeo modellato da un orafo francese, che ha fuso nella Diosa della Victoria per farne da modello proprio Consuelo. Rigoberto partecipa come giornalista sportivo a tutte le edizioni dei mondiali, riportando, sullo stile, meglio, quasi sul ricalco, delle cronache dai mondiali di Gianni Brera, l’autore più ricordato e omaggiato di tutti dal romanzo, i racconti delle sfide, della partite e dell’andamento dei Mondiali. L’inseguimento della Coppa diventa così un viaggio per il mondo e per tutto il novecento, un’opera massimalista per compiere un ritratto del secolo appena passato, che si conclude inesorabilmente con la sconfitta, con la perdita della vita, del sentimento di gioia e di gioco popolare che nasce con il fùtbol, sentimento che verrà cinicamente tradito a partire dagli anni ’70. Una “morte dei corpi” progettata e realizzata a tavolino che ha spento per sempre la possibilità di una rivoluzione. È finito il nostro carnevale: i momenti di festa sono finiti, passati, uccisi. La letteratura nasce da un sentimento offeso di giustizia, e il calcio è la metafora vivente che ha accompagnato la fine del carnevale. Un libro ridondante di personaggi e luoghi, che l’autore vuole incessantemente raccontare ed omaggiare: l’Ungheria d’oro degli anni ’50, la squadra, a detta di Stassi, più forte di tutti i tempi. Garrincha, l’ala brasiliana dei mondiali ’58 e ’62, la dimostrazione che Dio, se esiste, è zoppo e monco. Carlo Rosselli, l’antifascista assassinato in Francia nel ’37. Eric Arthur Blair, che assumerà in seguito nome George Orwell, che il nostro conosce a Parigi. La guerra civile spagnola contro Franco, la rivoluzione cubana a fianco del Che, in un interminabile calderone di tutto ciò che, nel XX secolo, è stato straordinario ed irripetibile. Buona lettura.


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