VOCI SPARSE
DALLA PROVINCIA DELL’IMPERO

di Giovanni Caiola

Per motivi che forse rimarranno per sempre oscuri, succede spesso che un fermento artistico di vaste proporzioni nasca e si sviluppi in un luogo sino ad allora poco o per niente fecondo da questo punto di vista. In ambito di musica rock sono esemplari i casi della Germania negli anni ’70 (il cosiddetto krautrock) e della Svezia verso la metà dei ’90 (con gruppi punk-rock formidabili come gli Hellacopters). Oggi questa sorte tocca al Canada. Non che a questo paese si potesse imputare una certa pigrizia musicale – qualche nome? Gil Evans, Leonard Cohen, Neil Young – ma, insomma, mai come in questo momento gruppi da esso provenienti avevano catalizzato l’unanime attenzione degli ascoltatori. Attenzione giustificata dal fatto che sono molte le band canadesi che negli ultimi anni han pubblicato dischi interessanti; guardando (anzi, ascoltando) però con attenzione sono forse soltanto due i nomi destinati a restare: Godspeed You Black Emperor! e Broken Social Scene. Ed è proprio di questi ultimi che ora vi andrò a parlare. Questa sorta di super-gruppo che raccoglie membri di altre band accasate alla Constellation di Montreal – Metric, Stars, Do Make Say Think e A Silver Mt. Zion – ha pubblicato nel 2002 il suo secondo disco titolato You Forgot It In People, album che però in Italia è arrivato con due anni di ritardo e mai attesa è stata tanto propizia. Non avendogli infatti i nostri ancora dato un seguito (almeno ufficiale, essendo Beehives del 2004 una raccolta di lati B e rarità) tre anni di attesa per un disco nuovo sarebbero davvero stati troppi. You Forgot It In People è un disco fantastico che compendia, in tredici brani, tutto il rock migliore che si è avuto modo di ascoltare negli ultimi quindici anni. L’inaugurale Capture The Flag con la sua atmosfera eterea e la seguente KC Accidental caratterizzata da fragorose esplosioni ritmiche, manifestano chiaramente le coordinate nelle quali si muove il resto dell’album. Resto che prevede brillanti incroci fra melodia e rumore che riportano alla mente le caramelle pop offerteci dagli immani Pavement (Stars And Sons, Almost Crimes, Cause = Time), deliziosi bozzetti acustici su tempi dispari (Looks Just Like The Sun, I’m Still Your Fag), strumentali dal vago sapore vintage che ammaliano ed avvincono (Pacific Theme, Late Nineties Bedroom Rock…), un folk-country affettuosamente carezzato dal violino (Anthems For A Seventeen Year Old Girl), un superbo esempio del miglior post-rock (Shampoo Suicide), una ballata che può esser detta tradizionale se tale aggettivo lo si applica a Flaming Lips e Mercury Rev (Lover’s Spit) e infine una Pitter Patter Goes My Heart dominata dal violino. Purtroppo non mi è ancora riuscito di ascoltare il debutto del 2001 Feel Good Lost, ma dovesse capitarmi un giorno fra le mani di sicuro non me lo farei scappare, anche solo per sentire da dove questi bravissimi rimestatori han preso le mosse. Inoltre, al momento non ho notizia di un nuovo album e l’attesa comincia a farsi spasmodica…


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