I CONSIGLIATI DI PEGASO

di Paolo Capelletti

SODOMIE IN CORPO 11
di Aldo Busi
Oscar Mondadori, 8 euro

I recenti sviluppi sulla questione dei matrimoni omosessuali, sviluppi ai quali ha fatto principalmente da teatro la Spagna, riaprono discussioni mai chiuse e riattizzano braci aspramente polemiche in realtà, e per fortuna, mai spente. La sessualità è un tema che non si esaurisce in se stesso ma convoglia le attenzioni di enti politici, laici e religiosi, dei media che li appoggiano e della cosiddetta “opinione pubblica” che da essi si forma. Lo sa bene Aldo Busi quando, nel 1988, dà alle stampe Sodomie in Corpo 11, quarto libro dello scrittore monteclarense, e tratta il sesso senza i veli ipocriti(ci) che oggi sembrano un’abitudine tra gli “opinionisti”, tratta, cioè, non l’omosessualità, non l’eterosessualità, ma la sessualità. Sodomie è un diario di viaggio, anzi, dice l’autore, “di non viaggio e di non sesso”, che desidera essere uniforme nella sua fluidità, per questo non si presentano divisioni in capitoli o parti, solo spazi bianchi tra gli episodi più significativi e i cambi di scenario. Ambientato nel biennio ‘85-‘86, il racconto si snoda tra il deserto pericoloso del Marocco, il sole che non tramonta mai in Finlandia, la Leningrado di quando il Muro di Berlino era ancora in piedi, i Giardini Giusti di Verona, il Kenia, Praga. Diventa, a seconda, un memoriale di luoghi, di incontri, di volti e corpi e sessi, una confessione di uno Scrittore che non può che essere ciò che è, una guida alla Pagina Scritta. Solo anche se in compagnia, il viaggiatore scrive, consapevole di non poter fare altro che seguire la necessità impostagli dall’Immaginazione che vuole diventare Parola e rovesciarsi nel pur inadeguato, perché terreno e caotico, involucro della pagina. Si guarda attorno e tutto gli suscita scrittura, sia esso ciò che lo incanta e lo affascina e lo commuove, sia ciò che lo addolora, rattrista o indigna; scende profondo lo scandaglio busiano nell’indagare l’animo umano e lo fa nelle situazioni che gli risultano quotidiane, anche se, al lettore, possono sembrare le più estreme e insolite, senza scadere mai nella volgarità fine a se stessa, mai banale, non un solo calo d’intensità. Osservazioni preziose sull’attività di scrittore, sul diventarlo di professione, su come ciò richieda già esserlo, su come farsi “acquistare” senza vendersi; riflessioni agrodolci sui propri sentimenti di empatia nei confronti di chi lo avvicina, empatia spesso materializzata in soldi e regali, come per mettere a tacere un senso di colpa motivato però da cosa? quasi fosse originario; ironiche, perfino sarcastiche, ma non per questo meno acute ed eleganti interpretazioni del mondo circostante in tutti i suoi aspetti: politico, religioso, mediatico e, quindi, sessuale. La lettura è una continua scoperta di tutti questi e molti altri lati (e spigoli) della scrittura di Aldo Busi, che dimostra di essere un letterato in senso pieno e uno straordinario conoscitore della Scrittura e della Letteratura. Da non perdere la succosa appendice all’edizione Mondadori, intitolata Il Processo di Trento, che è una sorta di cronaca che riassume l’episodio del processo nel quale Busi fu imputato, tra l’89 e il ‘90 per i presunti contenuti osceni del suo libro. Busi citò Shakespeare – La bellezza è negli occhi di chi la guarda – e aggiunse: “…a maggior ragione l’oscenità è negli occhi di chi la vuol vedere”.


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