UN ARCHIVIO PER MOLTEPLICI IDENTITA’
Questo mese abbiamo conversato con il dott. Raffaele Agostini. Raffaele gestisce gli archivi storici dei comuni di Castiglione delle Stiviere, Medole, Solferino, Cavriana e Ponti sul Mincio. Vorrei che ci spiegassi che cos’è un archivio e com’è strutturato quello della città di Castiglione. Il nostro fa parte di un sistema di archivi che comprende vari comuni del circondario. Vorrei che tu ci spiegassi come funziona questo consorzio e che cosa troviamo in queste strutture che tu hai organizzato e gestisci ormai da qualche anno.
Sin dal 2001 è stata stipulata una convenzione fra i comuni di Castiglione, Medole (capofila), Solferino, Cavriana e Ponti sul Mincio per la gestione dei rispettivi archivi; attenzione: si parla di gestione e non di semplice riordino e questo è importante in quanto è stato il punto di partenza per la vera e propria creazione di un polo documentaristico nell’Alto Mantovano. Per essere più chiari: una gestione simile permette sia ai ricercatori sia ai comuni stessi di avere una visione a 360 gradi sulla storia del territorio morenico, essendo gli archivi in coordinamento. Allo stesso tempo la gestione continua fa sì che la documentazione sia sempre mantenuta in perfetto ordine.
Nello specifico: Castiglione, nel corso di questi quattro anni (2001 – 2004) ha costituito, grazie a tutta una serie di operazioni di deposito, il secondo polo archivistico della provincia (dopo Mantova) e, data la sua posizione, è il primo e più importante per quantità e qualità di materiale del territorio collinare. Oltre all’archivio comunale, che comprende documenti a partire dal 1521, nei locali di Palazzo Pastore sono conservati altri fondi archivistici storici quali: il Liceo Classico Bellini/Pastore, l’Ospedale Civile, l’Ospedale Psichiatrico Civile, la Casa di riposo, gli uffici giudiziari, gli orfanotrofi soppressi, le istituzioni di beneficenza soppresse, l’istituto minorile, l’asilo Menghini, gli uffici delle imposte, gli archivi delle famiglie Alemanni e Borghi; inoltre è stata ricostruita buona parte della soppressa biblioteca popolare circolante (esisteva nello scorso secolo), comprendente oltre 1000 titoli; una piccola parte della biblioteca municipale (fine Ottocento), comprendente circa 50 titoli; infine è stata creata una raccolta di testi normativi formata da oltre 3000 testi di leggi e risalenti, con soluzione di continuità, al 1801. L’importanza degli archivi, anche se non nota a tutti, è nondimeno fondamentale ed aumenta sempre più col passare del tempo e con il sorgere delle cosiddette nuove tecnologie.
L’archivio è l’insieme di tutta la documentazione prodotta da uffici ed enti pubblici (e privati) e come tale assume sin dall’inizio carattere ufficiale. Per realizzare qualunque ricerca (e sottolineo qualunque) è necessario consultare l’archivio: non dimentichiamo che il vero storico è solo colui che prima di scrivere una sola riga su un avvenimento, controlla le fonti su di esso: al contrario, ogni tipo di lavoro che non venga condotto in tale modo non è un lavoro storico ma un semplice testo di divulgazione e quindi non valido scientificamente; se a questo aggiungiamo che al giorno d’oggi tutti si definiscono “storici” (basta leggere i giornali, otto pubblicazioni su dieci di storia locale sono opera di medici, architetti, ingegneri), la situazione è quasi comica: ci troviamo in presenza di presunti storici che svolgono altre professioni e che, per passare il tempo, pubblicano testi di storia, senza naturalmente consultare le fonti (non ne sono in grado, capirai, sarebbe come se io progettassi una casa o lavorassi in sala operatoria, immaginati i danni che combinerei) del resto ogni commento è superfluo: unicuique suum e, detto questo basta non curarsi di costoro ma guardare e passare… Con la diffusione dei computer, poi, l’importanza degli archivi è addirittura aumentata, contrariamente a quanto si possa pensare (quanti, infatti, dicevano e dicono ancora oggi: quando tutto sarà su PC le carte non ci saranno più), è accaduto l’esatto contrario. Non dimentichiamoci che il PC è pur sempre una macchina… (se per un mese venisse a mancare la corrente elettrica, il PC a cosa servirebbe? altro che gruppi di continuità). Scherzi a parte: certo l’importanza dei PC, ma anche la fondamentale ed aumentata importanza dei documenti.
Come ben sai quest’anno il tema che orienta gran parte delle nostre riflessioni è Pensare la città.
Mi sembra, pur non credendo personalmente alla storia come sviluppo cronologico dei fatti, che l’archivio rivesta un ruolo importante e fondamentale per impostare e sviluppare questo tipo di riflessione. Ecco perché ho voluto questa nostra conversazione. Io credo, infatti, che la storia abbia e sia una complessità di strati sovrapposti. I fatti non sono altro che un archivio (ogni fatto…) che va spulciato continuamente per far emergere il potenziale che c’è in ogni fatto. Ecco allora che è possibile riaprire i fatti e guardarli con un occhio moderno e contemporaneo. Il mese scorso, a proposito della mostra Castiglione attraverso i secoli, dicevo che le mancanze, per la storia, non sono sempre un danno, se rappresentano la possibilità di altre letture a venire. Dunque la storia è una rilettura dei fatti che non ha per forza da essere cronologica, ma che necessita, questo sì, di un archivio. Come ognuno di noi, quando lavora, ha la sua personale libreria e il suo personale archivio, dove pescare e osservare la stratificazione delle componenti che caratterizzano e formano un fatto. Mi spiego ancora meglio. Oggi, come avrai notato, non ci sono più i dati, ma migliaia di interpretazioni. I dati non vengono mai pubblicati, e se mancano questi a mio avviso non si può far nulla, neppure un articolo e, ancor meno, Pensare la città. Ecco, dunque, che l’archivio è indispensabile anche se non siamo storici di professione o per convinzione. Quindi, a mio avviso, l’archivio è un luogo vivo, non un luogo del riposo dei documenti, una sorta, cioè, di cimitero dei fatti, perché i fatti non muoiono mai.
Ma il problema di fondo è uno: anche se i dati riguardo un determinato argomento venissero pubblicati, rimarrebbe pur sempre il dubbio sulla loro interpretazione, anche e soprattutto se essi si riferiscono ad avvenimenti del passato più recente; la questione, purtroppo, deriva da un ignoranza di fondo insita in gran parte della gente (ignoranza, naturalmente, da non prendere come offesa, ma come consapevolezza di non sapere): contrariamente al passato, oggi tutti sono convinti di sapere tutto e guai a correggerli! Da ciò si sentono autorizzati a dire la loro su ogni argomento, anche se, ovviamente, si odono da ogni parte enormi strafalcioni; addirittura si arriva al paradosso che, anche se talune di queste persone, onde suffragare meglio la loro ipotesi su un fatto, si recano in un archivio e consultano i documenti, i dati che raccolgono li utilizzano a loro piacimento e addio verità storica…
E’ altresì vero quanto affermi, cioè che la storia non è necessariamente un susseguirsi cronologico di avvenimenti, ed è proprio qui che ci si allaccia al concetto stesso di archivio: ogni tipo di avvenimento, e sottolineo ogni tipo, non è mai definito e compiuto; al contrario, esisterà sempre da qualche parte un documento che ne parlerà, anche in futuro e questo, di conseguenza, apporterà modifiche alle convinzioni che noi ci siamo fatti su tale avvenimento: la ricostruzione del passato, visto come insieme di fatti e persone, è in continuo aggiornamento, grazie principalmente ai documenti d’archivio che, a seconda dei casi, o vengono ‘scoperti’ o, il più delle volte, divulgati dalle cosiddette ‘autorità competenti’.
Gli archivi sono certamente un’istituzione (termine quanto mai abusato) ‘viva’, soprattutto in quanto essi possono definirsi veri e propri ‘scrigni della memoria’ da un lato, ma dall’altro reali ‘centri studi’ dove la ricerca sì storica, ma anche economica, religiosa, sociale, politica, trova il suo ambiente ed il proprio campo di applicazione grazie appunto allo studio della documentazione diretta; non dimentichiamoci infatti un aspetto di fondamentale importanza rivestito dagli archivi: la primarietà delle fonti conservate, cioè: mentre un libro di storia, anche una semplice cronaca, è sempre soggettivo perché riporta il pensiero dell’autore, i documenti non mentono mai, per il semplice fatto che essi vengono prodotti da uffici e non da singole persone. Mi spiego meglio: un ente pubblico che produce carte non lo fa per i posteri, né tantomeno per pubblicare quanto scrive, ma lo fa per documentare la propria attività pratica, quindi agisce seguendo gli schemi dettati dalla prassi e non da regole stilistiche; da ciò deriva l’assoluta veridicità della documentazione, tenuto conto che un documento falsificato non avrebbe ragione di esistere, se non, appunto, a scopi letterari.
Ti ringrazio per essere stato chiaro ed esauriente. Un’ultima cosa però. Pensare la città… Credo che l’archivio abbia un ruolo centrale all’interno di questo percorso di riflessione soprattutto perché, e questa è la mia tesi, una città ha bisogno di una molteplicità d’identità: quelle passate, quelle presenti e quelle future. Per te, e con questo ti saluto e ti ringrazio, l’archivio è anche un luogo del futuro oppure è solo un luogo del passato?
Sicuramente, anche se è difficoltoso ammetterlo e ancora di più spiegarlo, è proprio così; la persona che va in archivio, anche il semplice curioso, non ci va solo per soddisfare una propria mania, o per trovare argomenti che suffraghino sue certezze, bensì, implicitamente, per ‘sentirsi vivo’, per dimostrare a se stesso che, interessandosi alla storia (passata e non solo) della città in cui vive e lavora, in realtà si rende partecipe del tutto che costituisce la città medesima. In questo senso l’archivio può sicuramente essere considerato un luogo del presente, oltre che del passato, per cui ‘portando il discorso oltre il sentire terreno’ è un luogo con cui tutti, prima o poi, hanno a che fare e con cui devono necessariamente porsi a confronto.
Le molteplici identità di cui parli sono altresì presenti e contemporaneamente in un archivio, in quanto esso è se non l’unico luogo, sicuramente il punto di riferimento obbligato attorno a cui ruota il grande racconto di Castiglione ieri, oggi e domani, e parlo del futuro non a caso, poiché, e questo è un punto fondamentale, un archivio non è mai completo, non è mai ‘chiuso’, ma è un continuo accrescimento e rinnovamento di dati, è un ‘pieno divenire’, e solo se lo si intende in tal senso lo si può ‘vivere’.
Tutti gli archivi storici del sistema sono aperti al pubblico; la sola differenza riguarda il tipo di accesso in senso stretto: infatti solo a Castiglione basta recarsi direttamente in sede, per gli altri serve prendere un appuntamento presso il comune di competenza (per rendere le cose più semplici, basta rivolgersi a me quando sono a Castiglione o chiamando i rispettivi comuni).
Gli orari di apertura sono:
Solferino: lunedì 8-13
Medole: martedì 8-13
Castiglione delle Stiviere:
mercoledì e giovedì 8.30 - 12.30 / 14-18
Cavriana: venerdì 8-13
Ponti sul Mincio: sabato 8-13
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