CATTIVE (SE)MENTI POP
DAL REGNO DEI CIELI

di Giovanni Caiola

Ho aspramente combattuto per diversi mesi contro l’insana idea di scrivere questo articolo, ma alla fine ho miseramente perduto: troppo deboli sia la carne che lo spirito. Perché parlo di idea insana? Semplice, perché nulla ci può essere di sano nel voler provare a parlare di un capolavoro assoluto, uno di quelli che inevitabilmente sfuggono a qualsiasi tentazione di revisionismo. Ma su, è meglio fare in fretta e togliersi così il pensiero una volta per tutte! Dunque, il capolavoro cui accennavo sopra è nientemeno che Psychocandy, disco col quale debuttano gli scozzesi Jesus & Mary Chain nel novembre del 1985. Beh, non proprio di debutto in realtà si può parlare, tenendo conto dei tre fulminanti e immani singoli che l’hanno preceduto: Upside Down, Never Understand e You Trip Me Up. Ma è comunque con Psychocandy che la band dei fratelli Jim e William Reid – affiancati qui da Duoglas Hart e dal futuro Primal Scream Bobby Gillespie – si garantisce un posto di primo piano nella storia del rock, più precisamente in quella del rock cerebralmente animalesco e “sperimentale”. Sì, perché i Jesus sono stati, se non i primissimi, quantomeno i migliori fra i primi a far convivere nel classico formato da tre minuti attaccolente melodie pop e annichilenti colate di rumore. Pop e noise: due generi che fino ad allora si erano tenuti a debitissima distanza, in Psychocandy incrociano invece le loro strade e, dopo un breve annusamento reciproco, copulano gioiosamente e pazzamente senza darsi uggia alcuna del futuro. E il bimbo nasce bello, sano e forte. Quindici sono i brani che compongono la scaletta del disco e di nessuno si potrebbe fare a meno senza poi rimpiangerlo amaramente: e men che meno si potrebbe rinunciare all’iniziale Just Like Honey, all’innodica Taste The Floor, a quegli apocrifi di Motown intinti nell’acido solforico che sono My Little Underground e You Trip Me Up, alla depravata melodia di The Hardest Walk e al superbo e annichilente trittico composto da Taste Of Cindy, Some Candy Talking (presente solo nella versione cd) e Never Understand. Ma m’accorgo che è poco meno che delittuoso il mio citare brani a scapito di altri, perché come ho detto questo è un disco da ascoltare dalla prima all’ultima nota e poi ancora. E ancora, e ancora. E tutte le volte rimanere beatamente storditi da una musica travolgente e nel medesimo istante soffice, come lo schiaffo ricevuto dalla persona che più si ama al mondo. Comunque Psychocandy non è “solamente” un disco bellissimo, ma pure alquanto importante per l’influenza esercitata su torme di brillanti adolescenti golosi di rock: scorgo alzarsi fra “stonate” nebbie e amplificatori fumanti le mani di Spaceman 3 e My Bloody Valentine. Purtroppo però, a causa di un carattere che eufemisticamente definirei scorbutico e della forte dipendenza da droghe pesanti di entrambi i fratellini, mai più i Jesus & Mary Chain son riusciti ad avvicinarsi alla perfezione (uff! prima o poi dovevo dirlo!) di questo disco.


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