I DISCHI DELLA CIVETTA
C’è sempre qualche buona ragione. Anche Officinalchemike ne ha qualcuna. E c’è più di una buona ragione per ascoltare questo disco: il primo disco vero e proprio della banda dopo il fortunato demo autoprodotto Piccola riflessione. Questa volta è una storia diversa: c’è la Maninalto (etichetta discografica dei Vallanzaska) a seguirne l’attecchimento e la Venus a curarne la proliferazione sul territorio. C’è il lavoro, dietro il bancone analogico, al largo dalle insidie della chirurgia digitale, di un fonico-producer di lungo corso: il capitano Memo Gazzoletti (live di Garbage, Planet Funk, Chemical Brothers…) che confeziona un lavoro di grande impatto e ricco di scelte sonore coraggiose. Poi ci mettono forte la loro mano anche i tre alchemici, Carlo Pinzi (autore anche di gran parte dei testi e musiche) alla voce, chitarra ritmica più diversi cioccarini, Nicola Pecorari al basso, chitarre acustiche e cori (“autore” della splendida Mesi rinchiusi…) e Giancarlo Sbolli alla batteria, percussioni e voci arabe, per far sì che l’album possa dirsi definitivamente bello e riuscito. All’ascolto non semplice, sebbene si presenti come un insieme strutturato di canzoni pop, Ho le mie buone ragioni è quello che si dice un concept-album: tutti i brani si tengono attraverso un percorso metereopatico a settori colorati (la traccia introduttiva della voce guida spiega tutto per benino e aiuta alla comprensione anche l’orecchio diversabile) che incasella i pezzi in base alla tematica trattata e alla predisposizione umorale del fruitore. Le diverse anime dei tre suonatori si fondono perfettamente e il risultato è una miscela di funk (per le scelte di batteria, tribalmente percussiva, e basso, black, e per il conseguente impatto della sezione ritmica), rock, una spruzzatina di elettronica e la persistenza della tradizione peninsulare, sia per la scelta di scrivere e cantare in italiano, sia per la cura nella stesura dei testi e nelle voci. I temi trattati sono parecchi, senza mai perdere di vista il filtro aureo dell’ironia e del distacco; si passa dalle tagliole della burocrazia alle pene di un amore in via d’inviluppo, senza tralasciare le ricette tradizionali della nonna e, perché no?, qualche istinto da killer seriale. I brani in scaletta sono davvero variegati, il recitato cede il passo a brevi parentesi abrasive, di pura reminiscenza rock; tra i pochi effetti elettronici fa capolino qualche (bellissima) chitarra acustica, rendendo palese che questo lavoro è un unicum intrecciato da cui è difficile estrapolare un singolo se si eccettua la magnifica aria araba di Qualcuno sopra di me sta tessendo trame incomprensibili e la sempreverde (ri-registrata e rimiscelata dal demo precedente) Lentamente inesorabilmente. Grande la scelta anti-italiana dei volumi in fase di missaggio, con un peso abnorme assegnato alla sezione ritmica (si sentono distinte tutte le note del basso, da noi è cosa rarissima…) che rendono l’impasto sonoro davvero gradevole. Piccoli difetti, problemi di possibili scelte differenti qua e là ce ne sono, ma sono materia da personale esamino di coscienza che lascio alle vostre fertili orecchie. Chiudo ricordando a chi sia interessato all’ascolto che è possibile acquistare on-line il disco (disponibile tuttavia in tutti i negozi dello stivale) a un prezzo politico di 10 euro, cliccando su www.officinalchemike.it.
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