LEGALITÀ E
COMPASSIONE:
DUE MODI D’ESSERE
DELLA SINISTRA

di Luca Cremonesi

Questo pezzo è la conclusione di La destra è rock, la sinistra è (ancora troppo) lenta pubblicato lo scorso mese e reperibile sul sito www.civetta.info (margini). Spero, visto che alcuni ne denunciano l’assenza, che nasca un dibattito dalle idee – e solo da quelle – sviluppate in questi due scritti.

Ci sono due modi d’essere della sinistra in conflitto ormai da qualche mese: da un lato la legalità e dall’altro la compassione o, in altre parole, le posizioni di Sergio Cofferati (e di Adriano Sofri) e quelle di Piero Sansonetti. Al di là delle semplici riduzioni i due esemplificano in modo chiaro i modelli di sinistra di cui parlo. Io sto con Cofferati e credo che tutta la sinistra che si candida a essere forza di governo nel 2006 debba stare con Cofferati anche alla luce della polemica estiva sulla questione morale…
Vediamo il perché, prima grazie a degli esempi, poi nel dettaglio.

Il 15 aprile 2002 Cofferati portò in piazza circa tre milioni di italiani in nome dell’articolo 18. Tutta la sinistra, nessuna forza esclusa, esultò e vide in Cofferati l’uomo nuovo, il vero leader che mancava. La nomenklatura implacabile che regna nelle nostre forze di sinistra non poteva candidarlo subito. Come ogni buon funzionario di sinistra sa, serve fare la gavetta (mio dio….) e così Cofferati venne mandato a fare il sindaco prima di ascendere al parlamento. Riflettiamo su quanto è accaduto: non eravamo in piazza per far rispettare una legge? Non stavamo anche allora ponendo il problema della legalità? Allora tutta la sinistra, nessuno escluso, era con Cofferati e a favore della legalità. Che cos’è successo, dunque, in questi anni?

Prima di rispondere vorrei fare altri due esempi. Il primo riguarda un racconto di Melville, Bartleby lo scrivano. Bartleby è un semplice impiegato. Ogni giorno esegue gli ordini. Una mattina, però, alle richieste del suo capo ufficio risponde: “Preferirei di no”. Gli viene chiesto di portare dei documenti ed egli: “Preferirei di no”. Non dice “No”, ma “Preferirei di no”. Non sta disubbidendo, ma semplicemente preferirebbe non fare quello che gli si chiede. Non trasgredisce nessun ordine, non cade nell’illegalità, afferma solo che preferirebbe non fare quella cosa. Nei Vangeli c’è un episodio simile. Una prostituta deve essere lapidata. La legge la condanna perché colpevole. Una folla è pronta a linciare la donna. Il protagonista del testo, Gesù Cristo, rivolgendosi a queste persone afferma: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Non si tratta, anche in questo caso, di disobbedire e trasgredire la legge, ma di metterla in crisi, come accade con Bartleby. Essi non incitano all’illegalità, ma mettono semplicemente in crisi la legge. Come? Rispettandola fino alle estreme conseguenze per mostrane i limiti. Solo così è possibile modificare le leggi e mostrarne l’ingiustizia.

Allora, che cosa è successo alla sinistra? La sinistra è diventata compassionevole e si è lasciata contaminare dalla religione. Non è un caso che tutti i leader, da Bertinotti a Rutelli, si siano dichiarati credenti o laici, che è poi un altro modo per dire la stessa cosa. Il laico, infatti, è chi non fa parte del clero. Esser laico non è sinonimo di non-credente, ma indica il credente che non ha ricevuto gli ordini sacerdotali. La sinistra, dunque, contaminata dalla religione, nega le sue origini: libertà, uguaglianza delle possibilità e legalità. La sinistra compassionevole ha veramente rigettato la lezione di Marx, che tutto era fuorché compassionevole. Forse è questo che si voleva dopo il 1989 ed è un bene, basta che lo si dichiari apertamente e non si piangano lacrime di coccodrillo guardando alla perdita d’identità della sinistra (il famoso “D’alema, dì qualcosa di sinistra” di Nanni Moretti in Aprile)…

Si sfrattano gli abusivi che occupano palazzi fatiscenti che possono essere ristrutturati per costruire camere per gli studenti che, finalmente, smetteranno di dare tonnellate di soldi ad avide vecchiaccie? Io sto con gli studenti perché non è possibile che siano costretti, per frequentare l’università, a pagare 400 euro per un letto a casa di una vecchia (e rivendico così un’assenza radicale di strutture religiose nel mio pensare… no, no!.. neppure un grammo!). Servono appartamenti per gli studenti a prezzi equi. Questa è vera libertà e parità d’opportunità, in altre parole: legalità. Non si crede in questo? Allora vuol dire che gli studenti sono ricchi e hanno soldi per arricchire queste persone che campano alle loro spalle. Ma per sconfiggere quest’illegalità, denunciata ogni giorno dagli studenti, è necessario ristabilire la legalità. Se, inoltre, il palazzo fatiscente cade e muoiono le persone che ci sono dentro? Nessun problema, si piange insieme e si denunciano le condizioni di degrado, lavoro nero, povertà ecc… in cui vivevano queste persone. Poveri lavavetri! È questa la vita che un paese civile può garantire a tali persone costrette a vivere nell’illegalità, sfruttati, picchiati e umiliati? Bisogna far qualcosa! Che cosa? Un numero di MicroMega, un speciale di Report? Io credo serva sconfiggere l’illegalità – che danneggia molte persone fra cui studenti, lavavetri, migranti, poveri, ecc… – ristabilendo la legalità, ovvero l’uguaglianza delle possibilità perché solo così si può parlare di libertà e non di schiavitù. Solo una politica costruita sulla legalità, e non sulla compassione, può programmare e realizzare strutture per i più bisognosi (centri d’accoglienza, mense e quant’altro). Ma questo è possibile solo dopo aver ristabilito la legalità, altrimenti si tratta solo di soluzioni dettate dalla retorica dei buoni sentimenti.

La compassione lasciamola ai bigotti, a chi crede che la tavola imbandita ogni giorno sia segno di benessere diffuso. Oppure, e di ciò mi son convinto in questi mesi, la compassione nasconde un amore inconfessato, ma reale, per l’illegalità e cioè per le amicizie importanti che ci possono far fare ciò che vogliamo, per le piccole raccomandazioni, per i sorrisi di circostanza che non offendono nessuno, per il politically correct, per il farcela distruggendo l’altro, per il “appena arriviamo noi al potere mettiamo i nostri”, per la cultura della contrapposizione… insomma per questa classe dirigente? Purtroppo la mia risposta è sì e per questo motivo sono convinto che fra qualche mese li rivedremo festeggiare nelle piazze…

Nell’area download, sono disponibili gli articoli di Sofri, Cofferati e Sansonetti.


7 Commenti »

  1. Ciao Luca; visto che ci conosciamo e che sai che studio e vivo a Bologna, mi sento di poter criticare la parte sugli studenti (e chiaramente questo va a scapito dell’intero articolo). “Io so con gli studenti", per cominciare, credo che voglia dire ben poco; la situazione a Bologna (ma credo anche nelle altre città) è molto complessa. Quindi, senza entrare nei particolari, mi limito a una considerazione: la maggior parte degli occupanti di case sono gli studenti stessi. Quindi se nel tuo articolo contrapponi abusivi e studenti, in realtà, per il ragionamento che vuoi fare, dovresti fondere i due soggetti. Gli occupanti di case a Bologna si dividono principalmente in tre collettivi: MAO, Crash e Passepartout. Le loro dichiarazioni sono state riprese anche da alcuni organi della stampa “istituzionale” come “Repubblica - Bologna” e “Il Mattino". Sono collettivi di una quindicina di persone, quindi non possono occupare case illimitatamente; e le case occupate sono poche, le case sfitte in totale sono più di 7000 (dati ufficiali degli enti provinciali). Quindi il sindaco vuole restituire queste dieci case occupate al mercato per gli studenti? Magari è un fine reale: aspettiamo di vedere tutti e 7000 gli appartamenti sul mercato per gli studenti, allora forse l’affitto costerà 200euro e non 400.
    Inoltre ti ricordo che gli studenti, per denunciare il problema degli affitti, si erano recati a un incontro concordato con l’assesore alla casa, che non si è presentato.
    Poi, sono state fatte passare per LEGALITA’ anche le cariche in Piazza Maggiore, dove gli studenti protestavano per la mancata risoluzione del problema e chiedevano un confronto sugli sgomberi. Era in corso il Consiglio Comunale, e Palazzo D’Accursio, come tutti i Municipi d’Italia, è un luogo pubblico: dov’era l’illegalità? A dimostrazione di ciò, faccio notare che, un mese dopo, un gruppo di badanti associate al sindacato ha inscenato una protesta simile ed è entrato, come di diritto, in consiglio comunale.
    Per restare sugli affitti, ricordo anche che, finite le occupazioni delle facoltà, l’assessore alla casa Amorosi è stato invitato a Scienze Politiche: si è presentato all’incontro, ma se n’è andato a metà per non rispondere a domande pressanti da parte degli studenti.
    Forse ho detto fin troppo e mi scuso… ma difendere la “legalità” (si potrebbe aprire un discorso su che cosa è, forse) appoggiandosi sull’immagine degli studenti, non mi è sembrata una gran trovata.
    Con affetto e a presto,
    Damiano

    Comment scritto da Damiano — 1/11/2006 @ 11:00 am

  2. Caro Damiano (ho messo il commento sul sito… se ti capiterà di farne altri… tu li invii, poi sono io che li modero e li metto on line, è per quello che non lo hai visto subito).
    Altra premessa, grazie per il tono che hai usato, hai dimostrato che si può dissentire senza insultare…. chi deve capire ha capito (non tu ovviamente).
    Ti rispondo subito. Quello che scrivi è vero e non ho nulla da dire. Amici di Bologna mi hanno spiegato quello che tu hai scritto.
    Il mio pezzo è molto più generale di quello che può sembrare, per vari motivi:
    1) Lo spazio
    2) Il fatto che non siamo a Bologna
    3) Quello che volevano rappresentare questi due pezzi (quello su Celentano e questo).
    Hai ragione quando dici che non vuol dire nulla “Io sto con gli studenti". La mia era una presa di posizione generale (lo so che fra studiosi di filosofia dire questa cosa è orribile, ma ti prego di tener conto del mezzo…), un retaggio degli affitti che ho dovuto pagare e che amici hanno pagato per fare l’università. Rispetto a quelli francesi (che conosco bene) i nostri sono almeno il doppio… La mia era quindi una posizione più generale, e non riferita solo agli studenti di Bologna… anche perchè, come hai giustamente notato, il mio articolo punta sul concetto di legalità (quindi, come dici tu, se si contesta la faccenda degli affitti si contesta tutto l’articolo… e se lo si fa pensando che il mio pezzo si riferisca solo a Bologna, allora hai ragione tu anche sulle altre cose che hai scritto e di cui sono a conoscenza per fonte diretta di amici che hanno preso randellate nelle manifestazioni di cui tu parli). Anche in questo caso a me interessava una posizione sulla sinistra (lo dico in apertura… “per una sinistra che si candida a governare") più che la vicenda in sé di Bologna.
    In sintesi, ero interessato a fare una commento al dibattito che ne è derivato, più che alla faccenda in sé (infatti sorvolo su molte cose, che tu hai indicato, ma anche su altre…).
    Insomma, se vuoi, il mio è un articolo molto generalista, ma vuole toccare un tema sul quale parte della sinistra si sente in imbarazzo per il motivo che sostengo: la compassione. ma questo è un malessere generale della sinistra.
    Gli esempi che uso (la vicenda di Bologna) sono strumentali e forzati, te ne do atto, ma mi servivano anche per muovere alcune coscienze e alcune posizioni. Io so che hai capito e che ci tenevi a puntualizzare quelle cose. Credimi, mi fa piacere che tu l’abbia fatto. ma ti chiedo di credermi anche quando ti dico che la mia volontà era più generale che particolare nell’affrontare questo tema..

    con stima, luca

    Comment scritto da Luca Cremonesi — 1/11/2006 @ 1:23 pm

  3. Mi ritengo soddisfatto della risposta :-)
    Il fatto che ti credo è presto dimostrato: ho lasciato perdere le divergenze che ho sulla questione della legalità in sé, ho voluto solo puntualizzare sulla parte degli studenti bolognesi in quanto, come studente bolognese, mi sono sentito chiamato in causa.
    Sul resto, che è argomento molto più ampio, meglio il dibattito vocale.
    A presto
    Damiano

    Comment scritto da Damiano — 1/11/2006 @ 2:42 pm

  4. Ciao Luca, eccoti un paio di annotazioni sul tuo pezzo.
    Quando si scese in piazza, nel 2003, per difendere l’articolo 18, non si trattava di difendere la “legalità” in genere. Si trattava di difendere una legge. E non è la stessa cosa. L’articolo 18 era stato abolito dal parlamento in via del tutto legittima, e il mondo del lavoro non era per questo piombato nell’illegalità. In quel 2003 si scese in piazza per difendere un diritto, qualcosa in cui la sinistra credeva perché il diritto ad essere tutelati sul posto di lavoro fa parte del suo dna, assieme a tanti altri valori.
    E se proprio vogliamo scegliere tre parole, suona strano piazzare “legalità” accanto ai consueti “libertà e uguaglianza”. Si vede che la fratellanza si è persa per strada. Oltretutto basta dare un’occhiata alla storia della sinistra in genere per notare come, singolarmente, i movimenti socialisti e comunisti siano tutti nati nell’illegalità, e ci siano rimasti per lungo tempo. Perché la legalità in sé non è un valore. Legalità significava tortura nell’antico regime e leggi razziali nel ’38 fascista. “Legalità” ha significato, per secoli, disuguaglianza. Accusare poi di “compassione” una certa sinistra non coglie il problema, anche se non vedo cosa ci sia di male nel provare compassione per i più deboli. Prima che cristiano, è un sentimento umano.
    Cofferati ha sgomberato, ripulito, messo lo sporco sotto il tappeto. Ha riportato l’ordine. Ancora una volta si è gestito un problema sociale come fosse una questione di igiene urbano. Sono passati secoli, eppure ricorda tanto certe grida emanate dai comuni italiani per confinare i vagabondi e gli accattoni fuori dalla cinta muraria delle città. Non sapendo, o non volendo sapere, che la povertà era un fenomeno strutturale. Tra gli “abitanti” sgomberati da Cofferati, molti erano lavoratori rumeni impiegati in quel buco nero che è l’edilizia, privi di permesso di soggiorno e di un regolare contratto di lavoro. Erano solo una delle tante facce dell’illegalità: quella visibile, forse la più fastidiosa, certamente la più facile da ripulire. Perché debole.
    “Le politiche di accoglienza sono fondamentali, ma per essere efficaci hanno bisogno di una crescita della cultura della legalità, che vale per i cittadini nati qui e per quelli che ci arrivano “, ha detto Cofferati al Corriere. Come se “chi arriva” potesse sempre scegliere, una volta sbarcato dal gommone.
    “La legalità – scriveva invece Altan in una vignetta recente – è una bella cosa, a potersela permettere”. Non a caso, un affitto di 400 euro al mese non è illegale. Può essere ingiusto, immorale, redditizio. Dipende dai punti di vista. Servirebbe una politica “di sinistra” che avendo a cuore l’uguaglianza mettesse un freno al mercato immobiliare e studiasse nuove soluzioni per assicurare il diritto alla casa.
    Un ultima cosa: tutto l’articolo è costruito sulla presunta identità uguaglianza = legalità. Ma la legalità non c’entra nulla con l’eguaglianza. Può andarci vicino. O può esserne lontanissima, come lo è stata per gran parte della nostra storia.

    Comment scritto da Diego Albano — 1/12/2006 @ 6:32 pm

  5. Caro Diego,
    ti ringrazio per le osservazioni e, vale quello detto sopra, ti ringrazio soprattutto per il tono del tuo dissenso.
    Ti riporto qui sotto quanto scrissi nel numero di Settembre (Margini) nell’articolo La comunità che viene:
    Bobbio in Destra e Sinistra scrive: “Coloro che si proclamano di sinistra danno maggior importanza, nella loro condotta morale e nella loro iniziativa politica, a ciò che rende gli uomini eguali, o ai modi di attenuare e ridurre i fattori della diseguaglianza”. Sofri, con intelligenza (il testo si trova ora in Altri Hotel), rispose a Bobbio: “Io ci rimasi male. Prima di tutto perché sono convinto che il valore ispiratore di una buona sinistra non possa che essere la libertà”. Per Sofri la posizione di Bobbio è equivoca perché assimila eguaglianza e libertà. In realtà, scrive Sofri, sono concetti di qualità diversa: “l’uguaglianza è un mezzo e la libertà il fine”.
    Ecco, io sono profondamente convinto di questo. Ed è indispensabile che sia chiaro, per questo te lo riporto.
    … Manca fratellanza, nel mio pezzo, perchè non volevo parlare della Rivoluzione francese (che sfocia in Napoleone, non devo ricordarlo a te che di storia ne sai)…
    Il mio problema, con questi due articoli (questo sulla legalità e l’altro sulla contrapposizione) è denunciare una certa cultura (nostra ma soprattutto della destra) che giudico dannosa per la società. Come avrai notato, per la prima volta, ho scritto in prima persona (Io), cosa che raramente faccio (lascio scrivere i divenire che sono in me), ma qui serviva l’Io, perchè Io sono stufo di queste gente e di questa cultura, di questo modo di fare (politica, dibattito, discussione e quant’altro). E’ un mio malessere, ma è anche, mi sono reso conto parlando con alcune persone, molto diffuso.
    Il mio scopo, lungi dall’essere un processo ai concetti (non ne avrei i mezzi, e se anche li avessi ci vorrebbe lo spazio di un libro, non di un articolo), è quello di smuovere un pò le menti (si, lo confesso, ho questa ambizione, perchè nelle discussioni che ho con molte persone noto che c’è questo desiderio, purchè non si trascenda nella volgarità, nell’insulto e nella lite…. e sai bene a cosa mi riferisco).
    Ora, la domanda sottorranea di questi due articoli è sempre quella, che mi ossessiona da anni: Che tipo di società vogliamo?
    Bene, io credo che dobbiamo crearcela! Ne sono profondanemte convinto. Nessun modello dato (passato o presente) ormai funziona. Idealista? Si, se con idealista mi “accusi” di amore per li idee… ma le idee (dal greco) hanno a che fare con il vedere (le idee si vedono). In questo sono ‘68ttino puro: le idee si creano e si mettono in piedi. Non riposano in nessun cielo, non ci aspettano da nessuna parte.
    Ma per far questo dobbiamo costrurci un bagaglio, anche e soprattutto, nuovo di idee e concetti.
    Quello che tu affermi, e che è giusto ben inteso (mancherei di rispetto alla tua intelligenza se affermassi il contrario), è legato a schemi e idee date: per questo è ideologico (che non è male, ce ne fossero di persone ideologiche come te… ma davvero, non è una captatio Diego, lo dico convinto, …ce ne fossero).
    Io sono per promuovere idee nuove e concetti nuovi che rispondano ai problemi che abbiamo oggi e, nel piccolo spazio della Civetta, ho voluto provare, e lo sai bene, e provo a far questo.
    I concetti, e qui cito il mio maestro, si smontano, si fondano fra loro, se ne rubano pezzi e si fondono come i fucili per far cannoni… allora non temo il mettere insieme legalità uguaglianza e libertà, basta definirli, de-costruirli e ri-costruirli…. per far questo, che non è pura follia intellttuale o ignoranza, serve guardare al problema che muove questa operazione: Quale è il problema? è legittimo?
    Dal mio punto di vista il problema è: una società dove le persone possano essere libere (tutte, di qualsiasi provenienza, religione, gusti sessulai ecc…) di avere le stesse possibilità (di lavoro, di studio, di affermazione, di vita, di sanità ecc…). Qui entra in gioco la legalità ( enon mi interessa sei nei decenni di tradizione di sinistra c’è o non c’è questo valore, ora serve e questo conta!): sono stufo di vedere persone che si affermano solo perchè conoscono tizio o caio, e altre, che magari lavorano, fanno i turni, e hanno una passione e un obiettivo non possano realizzarlo perchè superati dalle prime. Basta, io sono stufo di questo.
    è la possibilità che manca in questa nostra società. La possibilità è stata eliminata in un clima di assoluta illegalità (favoritismi, nepotismo ecc…).
    Tutto qua…
    Con stima, luca

    Comment scritto da Luca Cremonesi — 1/14/2006 @ 7:21 am

  6. Caro Luca, ti rispondo.
    La Tua intenzione è buona, ma non condivido le argomentazioni.
    “Dal mio punto di vista –scrivi- il problema è: una società dove le persone possano essere libere (tutte, di qualsiasi provenienza, religione, gusti sessuali ecc…) di avere le stesse possibilità (di lavoro, di studio, di affermazione, di vita, di sanità ecc…). Qui entra in gioco la legalità ( e non mi interessa sei nei decenni di tradizione di sinistra c’è o non c’è questo valore, ora serve e questo conta”.
    Non vorrei essere troppo legato a “schemi già dati”, ma c’è un motivo se nella tradizione della sinistra la parola legalità non ha trovato posto. Ed è che le stesse possibilità di affermazione non sono date dalla legalità in sè. Ti faccio un esempio che conosci bene. Fare carriera all’università significa andare a sbattere contro i favoritismi di cui parli. Spesso sono sostanzialmente illegali. Ma prova ad allargare un po’ lo sguardo. Chi può permettersi una carriera universitaria? Chi può frequentare una decina d’anni la facoltà di medicina, con i suoi costi e i suoi orari? Eppure, ti assicuro, è tutto legale. Non vorrei tu confondessi la parola “legalità” con “Giustizia”.
    Quando poi affermi di essere stufo di questo modo di pensare vecchio non ti accorgi che, alla prova dei fatti, appoggi una politica antica. Cofferati ha messo in atto la più banale delle politiche di destra. Lo ripeto, ha messo lo sporco sotto il tappeto.
    Era un peccato, prima di far partire le ruspe, preoccuparsi di chi non aveva altro tetto che quelle baracche? Non ha senso, non ha veramente senso credere che la legalità, il rispetto della legge in sé possa portare ad una condizione istantanea di uguaglianza. Il lavoro, il reddito, il diritto alla casa, tutto ciò che può mettere una persona nelle condizioni di vivere con dignità non ha niente a che vedere con la “legalità” in senso stretto.

    Comment scritto da Diego Albano — 1/16/2006 @ 9:31 am

  7. Caro Diego, la tua fiducia nell’ideologia è fantastica, ti adoro e ti stimo anche per questo. Sicuramente hai ragione tu, non lo metto in dubbio… anzi, e non è solo una questione di captatio questa volta, sicuaremente e teoricamente hai ragione tu (considero il più grande alleato di Berlusconi il buon Fausto che, anche se ha fatto un’ottima figura a Porta a Porta, attua un’idea politica che è strutturale a un leader come Berlusconi… non mi rifersico all’idea di politica: in questo caso l’esempio è stato lampante a Porta a Porta… l’imprenditore sbruffone e il politico che fa il suo mestiere… mi piacerebbe chiedere, alla gente che afferma che è stufa dei politici di professione, se direbbe la stessa cosa di un macellaio quando va a comprare la carne…) ma io cerco di guardare, pragmaticamente, hai fatti e non posso non prendere atto di una cosa: abbiamo consegnato il paese a questa gente. Ripeto: la sinistra (che tu ben descrivi e critichi nelle mie posizioni) ha consegnato il paese a questa gente a questa classe dirigente e, per di più, lo sta condannando (condannando noi) a tenersela per altri lustri. Abbaimo dimenticato la povera gente, chi vive nelle periferie e ha il problema (reale) dell’integrazione, a chi non ha soldi per le medicine, ecc… Quando abbiamo parlaato con gli stranieri a Castiglione abbiamo fatto un aocsa che tende a sinistra, ma on di sinistra perchè, ancora una volta, ci siamo dimenticati dei lavoratori, dei poveri e di tutte quelle persone che erano i nostri votanti e che ora la Lega e l’estrema destra sta catturando nella sua rete demagogica. Il problema è che queste forze una risposta (sbagliata dal mio punto di vista, ma pur sempre una risposta) la sta dando a queste persone: ed è nei ter5mini di legalit? Bene… è sbagliata? Non credo… credo sia sbagliata la forma e le modalità con cui realizza questa’idea…. questo si!
    Bene, dato questo (inconfutabile) mi poni davanti un interrogativo: chi si può permetere di stare 10 anni all’università? ed è tutto legale…. Questo è il problem caro amico mio, proprio questo….
    Negli U.S.A e nel mondo anglosassone non serve restare 10 anni a gratis all’università per far carriera… c’è un sistema retributivo per i collaboratori (ho fatto domanda e sai cosa mi hanno chiesto? Nota che ho scritto una mail da perfetto sconosciuto… per chi ha letto la mail potrei essere migliardario come un cazzone che scrive per far pederre tempo…. sai cosa mi hanno risposto? Non “da chi sei raccomamndato", ma “Quanti soldi le servono per il suo progetto? Ha bisogno di un alloggio? ha una famiglia da portare con lei?"). Certo, mi dirai, c’è l’università privata… si anche, ma non solo…
    Non è solo quello il problema, perchè da noi anche se una persona avesse i soldi (e mi spiace, ma da che mondo e mondo solo chi ha soldi può studiare.. questo non è giusto, ovviamente, ma è un altro discorso che esula dal contesto… sai bene come la penso a tal proposito… possibilità per tutti, ma serve riformare radicalmente 1) il sistema scolastico, 2) l’immagine di chi ha una laurea e ha studiato, 3) la percezione che la società ha di queste persone) non può entrare e sai perchè? perchè è un mondo che non funziona per come è strutturato. Non è una questione di giustizia, ma di legalità, di possibilità che non esistono al di là dei soldi con cui tu ti presenti all’iscrizione.
    Ora, che la sinistra critichi alcune modalità di Cofferati ci sta, fin per carità, ma che la sinistra critichi il concetto di legalità è la morte della sinistra.

    Comment scritto da Luca Cremonesi — 1/16/2006 @ 1:27 pm

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