CENTO ANNI E ANCOR DI PIŁ
Cento anni fa nasceva la CGL.1 Cento anni, a mio parere, spesi bene. La Camera del Lavoro di Castiglione celebrerà il suo centenario alla fine dell’estate. A Castiglione, come in vari altri luoghi, le lotte per il miglioramento delle condizioni professionali e culturali della classe lavoratrice e il raggiungimento della parità giuridica ed economica degli uomini e delle donne nel campo del lavoro, iniziarono molto prima. È, infatti, nel 1862 che si costituisce, per soli uomini, l’associazione generale di “Mutuo Soccorso per Operai”. Poco prima a Mantova era nata l’associazione di “Mutuo Soccorso”. Seconda solo a Marcaria dove un anno prima il 27 gennaio 1861 ebbe origine la prima “Società di Mutuo Soccorso” del mantovano. Nel 1863 nella Provincia saranno ben 55. Castiglione non è mai stata, al contrario della maggior parte del territorio mantovano, zona d’agricoltura. Crocevia di strade antichissime è stata sempre luogo di scambi e di commercio. Già dal tempo della romanità qui si producevano matasse di lana di colore rosso usate per confezionare calze per i sandali e calzari dei legionari. Il lavoro castiglionese ha calpestato nei secoli selciati d’Europa, Asia ed Africa. Con l’introduzione dalla Cina del “Baco da Seta”2 e nello stesso tempo (attorno al 1450) con l’avvio della coltura dei ‘Mur’ (Gelsi) inizia nella nostra zona una redditizia attività. Le foglie, di queste piante usate anche per delimitare le proprietà terriere ‘Tèrmen’ (dal latino ‘Terminus’= limite, confine), servivano per alimentare i bruchi. Quelli che appartengono alla mia generazione (anni ’50) sono stati gli ultimi a vedere i bachi crescere fino a quando si auto-imprigionavano creando la ‘Galéta’ (Bozzolo) e pochissimi, i più fortunati, venivano fatti ‘Sfarfalà’ (Sfarfallare) diventando così farfalle. Anche mia nonna, come tanti altri, allevava i bachi. Io andavo a raccogliere le frasche dei gelsi che poi dovevano essere distese in soffitta sulla ‘Arèla’ (Canniccio). Le foglie venivano divorate tanto velocemente che il ‘foraggiamento’ doveva essere ripetuto 4-5 volte al giorno. I bozzoli venivano poi venduti alle filande arricchendo così le casse familiari. Molti con quei guadagni riuscivano a saldare i debiti accumulati durante il freddo ed improduttivo inverno. Se mia nonna paterna faceva crescere questa larva di falena, mia nonna materna le dava la ‘estrema unzione’. Lavorava nella filanda, dove si recuperava il filo di seta del bozzolo. Già nel ’800 questo lavoro permetteva a Castiglione di essere una piccola isola felice, a tal punto che la Pellagra, che in quegl’anni era un vero flagello per la gente mantovana, nel nostro Circondario era sconosciuta e non si verificarono mai casi di pellagrosi. A dimostrazione che l’alimentazione e l’igiene erano di buona qualità. Nel 1906 Castiglione contava circa 15.000 abitanti (l’intera Provincia di Mantova 320.000) e le filande non erano gli unici opifici (dal latino ‘Opus’= opera, lavoro e ‘Facere’= fare come allora chiamavano gli stabilimenti e le fabbriche). Era diventata una cittadina fortemente industrializzata rispetto agli altri centri e stranamente le operaie superavano in numero gli operai. Capitava spesso che padre e madre lavorassero nei campi per procurare ciò che bastava per vivere, allevando di solito anche un maiale e due vacche da latte. Le famiglie contavano allora una media di dodici individui. Vi erano i nonni (la vita era alquanto longeva per quei tempi, data la buona aria e, come già detto, la buona alimentazione) che si dedicavano ai lavori domestici e di piccolo artigianato. I figli, anche gli sposati, aumentavano la famiglia rimanendo a vivere nella stessa cascina. I figli maschi si dividevano i lavori: chi rimaneva ad aiutare i genitori e chi si impegnava nel lavoro edile in una Castiglione che stava crescendo. Le figlie al contrario lavoravano in fabbrica, cosa che permetteva loro di emanciparsi. E l’emancipazione femminile è stata sempre una costante castiglionese, tanto che si può dire, a tutt’oggi, che la nostra sia una società matriarcale. Così nel 1864 le operaie di Castiglione decisero di dar vita alla “Società delle Operaie”. Questa Società di Mutuo Soccorso risulta essere la prima nel mantovano e senz’altro tra le primissime nel territorio di quell’Italia da poco liberata dallo straniero. Come di solito accade, i dati e la documentazione riguardanti quei decenni sono rarissimi, quasi inesistenti. Il grigiore cala ed i soliti misteri avvolgono Castiglione. Ci si deve basare solo sui ricordi dei fatti raccontati, sul “sentito dire” o su semplici supposizioni. Il 31 gennaio 1920 a Castiglione si costituisce la “Cooperativa Agricola e di Lavoro”, ma un anno dopo, purtroppo le squadre d’azione fasciste venute dal Basso-mantovano e dal Cremonese l’assaltarono, mettendo fine alla vita socio-lavorativa in città. Dal grigio si passa al buio pesto ed infine al nero assoluto. Dopo la Seconda Guerra Mondiale con la fine del Fascismo si pensava ad un futuro migliore, ma purtroppo un certo ‘Signor’ Nylon3 rovinò tutto e Castiglione cadde nella depressione.
1Notoriamente tutti pronunciano GCL, quella che ora è la CGIL, tralasciando di scandire la “I”, che sta per Italiana. Non è un errore grave perché effettivamente nell’anno della sua fondazione si chiamava CGL. Per l’esattezza “Confederazione Generale del Lavoro” ed era il Sindacato unitario dei Lavoratori di quell’Italia di allora (1906). Il Sindacato si era sempre battuto per l’unitarietà, ma purtroppo nel 1944 la Confederazione dopo una sofferta scissione prende il nome della odierna “Confederazione Generale Italiana del Lavoro”. A dirigerla i capi delle due Componenti storiche Giuseppe Di Vittorio e Ferdinando Santi. Nel 1949 disgraziatamente un’altra scissione, i Socialdemocratici ed i Repubblicani abbandonano la Confederazione e formano l’“Unione Italiana del Lavoro” (UIL).
2Dal latino Bombyx mori = bruco da seta dell’albero del gelso. È una larva di falena di notevole importanza economica in quanto utilizzata nella produzione della seta. La sua dieta consiste esclusivamente di foglie di gelso. In dialetto ‘Caalèr’ (Baco. Questo suo nome, in dialetto, deriva dal fatto che quando si ciba fa un arco, proprio come fa il cavallo). Questo strano lepidottero produce una bava sottilissima che, a contatto con l’aria si solidifica e, guidata con movimenti ad otto della testa, si dispone in strati formando, in 3-4 giorni, un bozzolo di seta grezza, costituito da un singolo filo continuo che può raggiungere fino la lunghezza di 1 km.
3Il suo primo impiego commerciale fu realizzato negli USA, uno spazzolino con setole appunto in Nylon. Ma il vero successo di tale filamento sintetico, che man mano sostituì la seta e tanti altri filati, avvenne nel 1940. Il N. legato al suo utilizzo per confezionare calze da donna, raggiunse subito un grande successo sul mercato. Subito dopo gli Stati Uniti entrarono in guerra ed il N. venne impiegato nella produzione di paracaduti e funi.
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