CASTEL GOFFREDO
DICO: LE OPINIONI DEL SINDACO
In un doppio articolo pubblicato sulla Voce di Mantova e sul Foglio Castellano, il Sindaco di Castel Goffredo, Anna Maria Cremonesi, dice la sua sulla questione PCS-DICO. Lo fa in maniera a mio avviso molto intelligente, citando il filosofo cattolico Del Noce: “Il neo-illuminismo borghese ragiona in termini di ‘modernizzazione’ e di ‘arretratezza’. Per esso, ciò che più è arretrato è la morale cattolica tradizionale, le sue prospettive sulla vita, la sessualità, la famiglia. Il permissivismo, la rivoluzione sessuale, la tolleranza e la pornografia sono momenti essenziali per liberarsi della Chiesa e, dunque, per ‘modernizzare’ la società. Ed è drammatico che anche tanti cattolici giudichino ‘arretratezza’ la disperata difesa papale dei fondamenti etici del cristianesimo”. Un’analisi che il Sindaco giudica come lucida, e con lei mi sento di condividere questo giudizio. Sta di fatto che nelle righe seguenti si passa a puntare il dito contro i cattolici del centrosinistra, accusati di dare “il braccio ai compagni progressisti”, demolitori dei “fondamenti etici del cristianesimo”. A questo punto la mia opinione comincia a divergere, perchè a mio avviso l’analisi di Del Noce solleva un problema morale individuale del cattolico, e, come sappiamo, non sono gli individui a prendere decisioni statali (ogni individuo è eletto dal popolo intero e lo rappresenta, quindi non sempre può operare scelte direttamente dipendenti dalla propria morale). Dovrei adesso ripetere il solito ritornello che lo Stato, in ogni caso, è laico. Cercherò di farlo in maniera originale, restando nel campo dei filosofi cattolici. Faccio un salto indietro di 250 anni, per arrivare al religiosissimo Jean-Jacques Rousseau (nato calvinista poi convertitosi al cattolicesimo), il quale prevedeva per lo Stato non una religione rivelata bensì una religione civile (cioè, un insieme di valori che la società promuoveva per il proprio bene), basata prima di tutto sulla tolleranza per le religioni personali dei singoli individui. Quindi: libertà religiosa per l’individuo, religione civile per la società. Se alla base dello Stato sta la tolleranza (che mi sembra debba essere uno dei capisaldi anche della religione cattolica), esso deve agire di conseguenza. Per sua natura, lo Stato non può essere tollerante verso ciò che è illegale (lo Stato non tollera le droghe, non tollera i ladri, non tollera i terroristi, ad esempio), altrimenti sarebbe in contraddizione con se stesso e, seguendo per quella via, cesserebbe di esistere. Ora, se mi seguite nel ragionamento, le coppie di fatto in questo momento non rientrano nella legge, sono poste al di fuori dello Stato; quindi lo Stato non è tollerante verso di esse. Siccome esistono, e non possono essere lasciate ai margini dello Stato al pari dei delinquenti, lo Stato stesso, per accettarle, deve legalizzarle. È forse un cittadino colui che non gode di diritti e doveri? Il Sindaco dice che “è lo Stato stesso a legalizzare ogni capriccio e perversione”, ma lo Stato deve essere lo specchio della società, e non porsi in contraddizione con essa (cosa che al contrario può fare la Chiesa, come infatti dice anche Del Noce; ma non è nell’interesse di questo articolo vedere se ciò sia giusto o sbagliato nel caso dell’Italia in particolare). Per quanto riguarda l’accusa ai governi di sinistra in genere di “trasformare gli uomini vogliosi in porci per asservirli al proprio potere”, le si potrebbe rispondere che, al contrario, i governi di destra si fanno asservire da poteri più grandi, di modo che i cittadini si troveranno doppiamente asserviti. È natura del governo e dello Stato asservire o essere asservito (notare bene in questo caso: dire ciò che è, non significa dire ciò che è giusto…).
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