NOTE DAL CONTINENTE NERO

di Giovanni Caiola / underdog1982@libero.it

Avete presente le riviste musicali inglesi? Se la risposta è no fate un salto alla biblioteca di Montichiari, alla quale l’associazione Montiblues sta da qualche tempo donando, appunto, copie di Mojo, Uncut, Word e Q; se, viceversa, la vostra risposta è affermativa saprete già che oltre a tanti pregi le riviste albioniche offrono anche fastidiosi difetti. Quello più indisponente è il costante starnazzare a proposito di nuove formidabili band che sarebbero pronte a rivoluzionare il mondo del rock. Constatato che nella quasi totalità dei casi trattasi di prodigiose fregature (quando va bene ci s’imbatte in qualcosa di talmente trito da scoprirsi in casa almeno altri trenta dischi suonanti nella stessa identica maniera di quello dei “rivoluzionari”…), da tempo ormai mi son quasi totalmente – da sottolineare il quasi: cose davvero buone le si continua a trovare – rivolto ad altro: vale a dire alla cosiddetta (mai termine fu più sottilmente discriminatorio) world music. Ed è giustappunto sul nascosto scaffale a questa dedicato che potete trovare nei negozi Boulevard De l’Independance, disco d’esordio della Symmetric Orchestra di Toumani Diabaté, fatelo vostro e vi assicuro che mai avrete a rimpiangere di non aver speso i vostri preziosi soldi per mezze tacche come, tanto per non fare nomi, Arctic Monkeys e Clap Your Hands Say Yeah. E se tutto il mondo sta guardando dalla parte di questi due ultimi gruppi… tanto meglio, vorrà dire che “morrò pecora nera”. Nel suo paese d’origine, il Mali, Diabaté è quasi considerato un monumento nazionale e la sua Symmetric Orchestra è da anni delegata ad intrattenere gli ospiti internazionali del governo centrale, tuttavia solo l’anno scorso questa variegata e variopinta congrega di formidabili musicisti ha debuttato su disco, facendosi così conoscere anche fuori dei patri confini. Diabaté era, invece, già discretamente noto ai cultori di musica africana, avendo collaborato, fra gli altri, con Ballake Sissoko nel formidabile ed irrinunciabile New Ancient Strings e con il compianto Ali Farka Toure (ne riparlerò, ne riparlerò…) nel bellissimo In The Heart Of The Moon. Il dolcissimo suono della sua kora – strumento, tipico del suo paese, a ventuno corde a metà via fra un liuto ed un’arpa – era già entrato nel cuore e nell’anima degli ascoltatori più fortunati ed attenti; e se ancora non fate parte di questo sparuto ma felice drappello è giunta l’ora di rimediare! I nove brani di Boulevard De l’Independance potrebbero indurvi a cambiare radicalmente le idee che avete in fatto di musica, ed alcuni in particolare potrebbero entrare stabilmente nella playlist definitiva della vostra vita: l’incalzante Toumani manda al tappeto tutte le band “danzerine” dell’ultimo decennio, Ya Fama sembra far resuscitare spirito e corpo dell’immenso Fela Kuti, la dolente ipnosi di terra, acqua ed aria sprigionata da Mali Sadio va al di là del dicibile, il vortice di corde, percussioni e voci di Mamadou Diaby merita un mondo migliore del nostro. Un disco da portare con sé sulla proverbiale isola deserta.


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