L’INEBRIANTE DUO LAUREX PALLAS
Si è svolta Domenica 25 Febbraio presso la sala retrostante al Frog Café la presentazione del primo disco di Fabio Alessandria (“un giornalista sportivo che non scriverà mai su una testata nazionale”) e Carlo Pinzi (“laureato in giurisprudenza che non eserciterà mai la professione di avvocato”), in arte L’opinabile duo Laurex Pallas, intitolato La Classicissima Coppi-Mercuri. I due fanno il loro ingresso solitari sul palco e tengono subito a precisare che il lavoro che stanno per presentare è frutto di una lunga amicizia e di gusti artistici e musicali molto simili. Il lavoro è durato anni, non perché i due avessero poca voglia di fare, ma perché ai testi di Fabio che Carlo avrebbe dovuto aiutarlo a musicare si sono affiancate idee sempre nuove; e lo si capisce subito ascoltando il cd. Dal vivo però, i due non sono soli: dopo la presentazione del progetto, infatti, l’indescrivibile duo invita sul palco l’Allegra Brigata dell’Amore, il gruppo che li accompagnerà durante i concerti; l’Allegra Brigata è composta dai 3/4 dei Puntimmensi (il batterista Alberto Costa, il tastierista Paolo Marini e la cantante e chitarrista Anna Viganò) e dal bassista delle Officinalchemike Nicola Pecorari. L’esibizione inizia con una lettura di Gianni Brera che descrive il gioco del calcio, passione comune ai nostri due, i quali procurano alla descrizione poetica dell’autore la giusta atmosfera sognante di chi ha visto in questo gioco un’arte del toccare la palla e non uno scontro di nervi. L’unico altro pezzo non prodotto completamente dalla mente dei due è Cool Cat, una cover dei Queen, anche questa passione fortissima che accomuna Carlo e Fabio. Il resto dei testi è quasi totalmente di Fabio Alessandria, che mette in mostra la sua ottima vena poetica parlando di sé e della sua vita (cosa che ho sempre apprezzato di più rispetto all’invenzione dal nulla di storie); ad esempio, in Scendendo alla Contrada dei Martini, si riferisce alla propria via di casa che percorre ogni giorno e ai particolari personaggi che la popolano. Il pubblico sembra gradire questa miscela tra il popolare e il personale, e gli applausi sono sonori a ogni canzone. L’atmosfera che l’Allegra Brigata riesce a creare è stupefacente, considerato che le prove si sono svolte in poco tempo e gli arrangiamenti sono necessariamente diversi da quelli del disco, molto più intimo a livello strumentale ma ricco di suoni “sperimentali”. Dietro al banco della regia, a far quadrare le cose, sta Fabio Baresi. Tra l’altro, lo spettacolo live ripropone anche alcuni degli ospiti che hanno partecipato al disco, ossia il sottoscritto (e non mi fermo a commentare per evidente conflitto d’interessi) ma soprattutto Paola Prestini, che lascia tutti a bocca aperta per l’aderenza con cui interpreta un testo intriso di dolcezza. Oltre a questa, la canzone che più mi ha colpito è L’uscita di scena, che però non rende dal vivo la perfetta aderenza delle musiche ai contenuti del testo che possiamo sentire nel disco. A proposito del disco, il packaging è davvero interessante: abolita la classica confezione in plastica, il cd è rialzato all’interno di una scatola di cartone marrone chiaro con coperchio rosso; oppure, in alternativa una busta (questa completamente marrone chiaro). La particolare conformazione della confezione, quindi, rende più appetibile il disco, che diventa in questo modo anche un oggetto a cui affezionarsi. Le canzoni sono state registrate tutte in sala prove con un solo microfono e su un unico computer soprannominato “Giga” (ridotto in fin di vita dopo aver adempiuto al proprio compito), ma non aspettatevi per questo un prodotto troppo poco professionale; i suoni sono molto ben curati (anche per questo è stato speso molto tempo) ed il master è stato affidato a Giovanni Bottoglia. Possiamo trovarvi all’interno anche altre partecipazioni: i fiati di Anita Zanzottera e Mara Trainini, le percussioni di Giancarlo Sbolli e Alberto Costa, la tastiera di Paolo Marini, Nicola Pecorari, Giovanni Bottoglia e Davide Bardini.
Una lode particolare va data comunque a Fabio Alessandria, che sale su un palco per la prima volta ma non si lascia limitare dalla grande emozione; per di più, i suoi testi sono senza dubbio in larga parte emozionanti ed è bello vedere che una persona che non ha nessuna esperienza live non abbia alcun timore a cantarli. Per quanto riguarda Carlo Pinzi, lo vediamo da anni calcare i palchi con Officinalchemike, e la sua bravura come musicista e paroliere non è in discussione; i ritmi dello spettacolo sono in mano sua e non ha problemi a guidare Fabio e l’Allegra Brigata verso un ottimo concerto, che speriamo possa ripetersi il più presto possibile.
Con piacere e scarsa competenza musicale scrivo questo corsivo sul disco degli amici Carlo Pinzi e Fabio Alessandria. Mi è piaciuto e ne ho apprezzato il gusto vintage-pop che lo attraversa e lo caratterizza (e con questa frase già sento le critiche, ergo posso proseguir tranquillo…). Ascolto musica anni ’70 da una vita e da più di due lustri ne leggo e ne studio testi e autori. Non ne posso più di quegli anni e ora che tornano in auge in modo folkloristico (si vedano gli opuscoli di Liberazione) è fino a mai fastidioso anche solo scrivere le due cifre con l’apostrofo: puzza di stantio tutto ciò che si vuol richiamare per forza, o con ragione e senno di poi, a quegli anni. Preferisco chi ben sa come sono i nostri anni e ovviamente non li odia, ma li affronta capendone lo spirito, l’energia e gli investimenti di desiderio che li anima. Mi odieranno i due amici se affianco il loro lavoro (durato 6 anni) a un album che credo sia lontano dai loro gusti. Nel 1977 i Nomadi pubblicarono Noi ci saremo, un album considerato dai puristi – come me – il miglior concept prodotto dal gruppo. Di quel disco il presente lavoro conserva la capacità di lettura, di critica e d’amore sulla propria epoca. L’operazione dei nostri amici non è un richiamo agli anni ’70, ma neppure ’80 e ’90, ma un atto di fiducia (che forse volontariamente non alberga nell’inebriante duo) nella prima decade (che non è più semplicemente una decade di decadenza) degli anni 2000 e, soprattutto, un’ottima sintesi di quello che ci circonda.
Luca Cremonesi
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